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Quel vano tentativo di spiegare la sensibilità.



Come si può spiegare il mare a chi lo guarda e vede solo acqua? Allo stesso modo, non possiamo spiegare la sensibilità a chi non ce l?ha. 

Eppure spesso pretendiamo che le persone normo-sensibili capiscano la nostra sensibilità. Ciò dipende sostanzialmente dal nostro bisogno di riconoscimento legato a quello di appartenenza. Due bisogni fondamentali dell'essere umano che influenzano la nostra autostima, l'immagine che abbiamo di noi stessi, il nostro senso di capacità.

In quanto essere umani noi aspiriamo continuamente ad ottenere un riconoscimento delle nostre capacità, sentirci adeguati, rispettati e apprezzati dalla società in cui viviamo. Se siamo apprezzati siamo amati. Il bisogno di appartenenza rappresenta la necessità di far parte di un gruppo, di sentirsi accettati.

Ma ritorniamo un attimo al mare: il fatto che gli altri vedano ?solo? acqua non ci turba più di tanto, tuttalpiù ci dispiace per loro ma non ci stressiamo più di tanto se gli altri "vedono" diversamente da noi. E allora perché stressarci se gli altri "vedono" la nostra sensibilità come ?solo? emotività. E mi soffermerei su queste due parole: "SOLO EMOTIVITA? ". 

Partendo dal presupposto che le emozioni sono alla base dei processi umani, anche di quelli cognitivi e che senza emozioni noi umani non esisteremmo, disdegnare l?emotività considerandola come un qualcosa da cui fuggire o da soffocare sarebbe come tappare naso e bocca perché si disprezza il respirare: senza aria o senza emozioni non si sopravvive.

Sarebbe più intelligente dunque parlare di ?benedetta, divina, sacra emotività"!

La sensibilità e le emozioni sono sempre state giudicate in senso negativo in un mondo fondato sul dio "razionalità", un mondo che tende a deumanizzare l'essere umano attraverso un processo di meccanizzazione che nega le caratteristiche preziose della natura umana. Un mondo ragionato in modo piatto, omologato, standardizzato in cui ci si sente parte di un grande e unico gruppo, in cui si è tutti uguali e ci si adegua a caratteristiche comuni prestabilite.

E allora la scelta che ognuno di noi è chiamato a fare appare chiara: diventare una macchina in un mondo che ci riconosce e accetta oppure diventare pienamente umano in un mondo che forse ci giudica ma che non ci può controllare. Non è forse meglio vivere liberamente e pienamente ogni momento della nostra vita piuttosto che barattarlo per un pò di riconoscimento? 


E tu, vuoi essere solo acqua o vuoi essere mare?


Un abbraccio,

Fiorella.